GABII
L'antica città
latina di Gabii è localizzata sul ciglio meridionale
del cratere di Castiglione, a 20 chilometri circa da Roma,
lungo il tracciato della Via Prenestina, (in origine denominata
Via Gabina). La città si sviluppò probabilmente
secondo un processo evolutivo analogo a quello di numerosi
altri centri laziali, ovvero dall'organizzazione secondo uno
schema "urbano" di più nuclei abitati, dislocati
nel settore sud-orientale del Cratere di Castiglione.
In età
arcaica Gabii raggiunse il massimo splendore, a sostanziale
conferma di queste fonti si sono recentemente effettuati importanti
rinvenimenti archeologici: i resti della cinta muraria in
opera quadrata di blocchi di tufo dell'Aniene, un Santuario
extra urbano nella valle del Fosso di San Giuliano, altre
aree sacre interne all'antica città.
In questo periodo Gabii, racchiusa entro una cinta fortificata
- il cui andamento è perfettamente ricostruibile in
base alla traccia rilevabile nelle fotografie aeree ed ai
rinvenimenti effettuati nel corso dei lavori agricoli - ed
estesa per circa 300 ettari, raggiunse una potenza ed uno
splendore non più eguagliati, come si ricava dalla
circostanza che in questo momento fu sancito con Roma il "foedus
gabinus", uno dei più antichi esempi di trattati
di alleanza della storia romana, scritto su di uno scudo di
pelle bovina, conservato nel tempio di Semo Sanco sul Quirinale.
I rapporti fra Gabii e Roma vissero fasi alterne, sicuramente
lo sviluppo e l'accresciuta importanza di quest'ultima determinarono
momenti di crisi e di guerra aperta. Nel VI sec. a.C. comunque
è da considerare Gabii soggetta all'egemonia di Roma.
Con il periodo medio-repubblicano inizia una crisi inarrestabile
del centro di Gabii, fenomeno che successivamente avrà
un andamento ancor più accentuato. Nel corso del III
sec. a.C. l'agro gabino, forse la città stessa, furono
devastate dal passaggio di Annibale, proveniente da Tuscolo
e diretto verso Roma.
Sempre in
questo secolo è forse da collocare l'inizio dello sfruttamento
sistematico delle cave di "lapis gabinus", una sorta
di peperino utilizzata in larga scala in numerosi edifici
pubblici e privati.
Dal punto di vista urbanistico, nel corso dell'età
repubblicana, due sembrano i fatti di maggior rilevanza: la
nuova sistemazione che venne data, ancora nel III sec. a.C.,
all'intero tracciato della Via Prenestina e la completa ristrutturazione
del Santuario di Giunone Gabina, ricostruito intorno alla
metà del II sec. a.C. in forme monumentali e secondo
schemi propri dell'architettura di apparato più complessa
e sontuosa dell'epoca.
Le fonti classiche presentano la città di Gabii, nei
primi anni dell'età imperiale, alla stregua di un villaggio
pressoché abbandonato, una sorta di semplice stazione
lungo il tracciato della Via Prenestina. Degne di interesse
a tal proposito sembrano essere le fonti che si riferiscono
alla presenza in Gabii di importanti acque salutari, cui fece
ricorso lo stesso Augusto ed in relazione alle quali si deve
presupporre l'esistenza di complessi termali abbastanza frequentati.
Ad età
Adrianea è possibile far risalire una serie di importanti
interventi a carattere urbanistico nell'area della città:
la sistemazione di una grande piazza porticata, su cui si
aprivano una serie di edifici pubblici, prospiciente la Via
Prenestina, riportata in luce nel 1792, nel corso degli scavi
condotti dal Visconti per conto del Principe Borghese e di
Sir Gavin Hamilton. Sempre ad Adriano è da attribuire
la costruzione di un acquedotto destinato ad alimentare la
città.
La prosecuzione della vita nell'antico centro è testimoniata
dall'esistenza della Diocesi Gabina, la quale presupponeva
un nucleo abitato necessariamente di una certa entità.
Alla Diocesi è forse da ricollegare la Chiesa di San
Primo, edificata su resti di costruzioni romane, e dedicata
al martire che la tradizione agiografica vuole ucciso presso
il Ponte di Nona e gettato nel "lacus Buranus",
ovvero il lago di Castiglione. Le favorevoli condizioni antropiche
del luogo, determinarono lo sviluppo, anche in età
medioevale, di un centro abitato, un "castrum" che,
secondo schemi consueti si arroccò sull'altura più
eminente del Cratere di Castiglione, dotandosi di una cinta
fortificata e di una torre di avvistamento e di segnalazione,
ancor oggi visibile.